mercoledì 26 febbraio 2014

Giochi di ragazze (seconda parte)


...Suonai il campanello.

Nessuna risposta. Intanto Anna continuava il suo solitario gioco. La potevo sentire chiaramente anche dalla porta.
Suonai di nuovo.
Alcuni secondi e me la ritrovai davanti.

Il suo viso era palesemente arrossato, gli occhi tradivano eccitazione ed era concitata. Il petto le si muoveva come se avesse appena finito di correre.
“Ciao Anna. Scusa se ti disturbo, prima mi deve essere caduto il cellulare dietro il letto. Posso andare a dare un occhiata?”
“Entra Luca, vado a vedere, attendimi qui.” Mi fece segno di restare li sull'uscio. Aveva sicuramente ottime ragioni per non farmi proseguire.
Lentamente mi feci avanti lungo il breve corridoio. Potevo ora spiare all’interno della camera.
Le coperte del letto di Jessica era stropicciate ed io sapevo perchè. Lo sgardo mi cadde su un paio di mutandine appallotolate in fondo al letto, come se Anna disturbata dal campanello si fosse rivestita velocemente con l’idea di riprendere ciò che aveva lasciato a metà non appena si fosse liberata dello scocciatore di turno. In un angolo vicino al cuscino giaceva l’ingombrante fallo finto.
Nell'aria aleggiava il vago ma inconfondibile profumo di sesso. L’erezione si era fatta così ingombrante che dovetti sistemarmi con le mani spostandolo di lato.
In silenzio mi portai dinnanzi alla porta.
Chiusi la chiamata dal mio cellulare privato a quello di lavoro, tanto ormai non ce n’era più bisogno.
Anna era inginocchiata nel tantativo di recuperare il telefono da sotto il letto. La curva perfetta delle sue natiche tese sotto tessuto elastico dei legging si stagliava verso di me, invitante. Mi colpì la macchia scura proprio all'altezza del suo sesso, segno evidente di quanto quel gioco solitario, fatto sul letto della coinquilina con quel dildo dalle dimesioni ragguardevoli, le stesse piacendo.
Aspettai qualche istante e feci partire un sms al numero di lavoro.
Il telefono che giaceva ancora sotto il letto emise il suono famigliare che annunciava l’arrivo di un nuovo messaggio .
Anna trasalì, colta di sopresa e si affrettò a recuperare il cellulare.
Approffitando della situazione entrai nella stanza.
“Deve essere qualch’uno che mi cerca dall’ufficio, aspetta ti do una mano.”
Mi accovacciai accanto a lei. La ragazza si stava agitando, cercando di recuperare il più velocemente possibile il telefono, conscia della scena che si presentava di fronte ai miei occhi. Letto disfatto, un paio di mutandine abbandonate e sopratutto quel enorme fallo finto accanto al cuscino, impossibile da non vedere !
Le appoggiai una mano sui fianchi. “Sei riuscita prenderlo?”
Si irrigidì. “ Si, ci sono quasi...ecco...lo preso !”


La battuta mi uscì di getto, quasi senza premeditazione “ ...e a vedere da cosa c’è sul letto non solo quello!”
Si voltò guardandomi senza dire nulla, con il viso paonazzo e un sorriso che sembrava una smorfia d'mbarazzato e malizia nel medesimo istante.
“Non è mio, cosa pensi, non ne ho mica bisogno !?” Il tono era quello di chi, preso con le mani nel sacco, cerca di difendersi usando il risentimento come arma.
“Sono sicuro, gli ammiratori di certo non ti mancano...ma quando si è soli...qualche piccola debolezza è concessa a chiunque.”
Lei, con espressione più tranquilla, continuò dicendo“ Sono fidanzata e quando avremo finito l'università torno a casa e ci sposiamo, con il mio Andrea.”
Decisi di rischiare, di provare ad affondare il colpo giocando d’astuzia “Sai cosa ti dico Anna, forse è meglio che vada, prima, che torni Jessica e ci trovi nella sua stanza in posizioni che potrebbero sembrare per lo meno equivoche e poi... il suo vistoso giocattolo buttato sul letto...non so se la prenderebbe bene”
“Non sarà qui fino a stasera, doveva restare a studiare da dei suoi amici, domani dovrebbe avere un esame. “ La repentina precisazione mi rese audace abbattendo le ultime mie titubanze.
Lasiai scivolare la mano dai fianchi alle natiche sode ed invitanti.

“ Ahh ero questo che intedevi quando ti sei proposto di darmi un mano?” Il tono era caldo e provocante, la ragazza aveva ritrovato sicurezza.
“ Come posso negare il mio aiuto alle nuove leve emergenti ?” Senza più rispondere appoggiò il viso sul letto abbandonandosi alle mie lusinghevoli attenzioni.
Lentamente le calai i pantaloni che le fasciavano i fianchi come una seconda pelle. Mi trovai al cospetto del suo bel frutto, lucido di piacere per i solitari giochi a cui si era abbandonata solo pochi minuti prima, nudo, perfettamente rasato a parte una sottile striscia di peli che le adornava il monte di venere. Il suo buchino rosa, morbido come un bocciolo, sembrava chiamarmi, non potei fare altro che baciarlo con ardore.






Iniziai con lenti e misurati movimenti di lingua stropicciando le grandi labbra gonfie. Il suo corpo incominciò fremere, percorso dai brividi caldi, mentre il suo respiro si faceva sempre più affannoso. Il suo nettare era dolce, e il suo profumo mi stava facendo imperlare il pene. Infilai un dito.
Un sussulto.
“Oh mio Dio Luca ... Cosa stiamo facendo !?” un attimo di poco convinta esitazione.
Non le,risposi ed incalzai la situazione aggiungendo al primo dito un secondo ed infine un terzo deformando e dilatando il suo sesso che prese a grondare come fosse un frutto maturo. Saliva e umori dal profumo acre ed eccittante colavano tra le cosce mentre non le concedevo tregua. Alternavo baci profondi e lunghe carezze con la lingua a rotazione e spinte della mano che facevano affondare le dita dentro quel suo lago di piacere trabordante fendendo la carne sempre più sensibile.
Continuai quella dolce tortura per alcuni minuti fino a che non sentii le pareti, contrarsi ritmicamente intonando come un canto di piacere. Con un dito incominciai a tormentarle il clitoride gonfio e viscido senza smettere di baciarla, leccarla e morderla con dolcezza. I suoi gemiti erano sempre più forti. Il mio movimento lento e costante la stava inesorabilmente portando ad un orgasmo incontenibile. Pochi minuti e sentii il suo corpo tendersi e vibrare come una corda sul punto di spezzarsi.
Sara si voltò. Finalmente potevo vedere il suo sguardo appagato dietro quegli occhiali che la rendevano ancora più desiderabile ai miei occhi. L'aiutai a sdraiarsi sul letto. Le sfilai le buffe pantofole e poi le tolsi i legging che giacevano inutili attorno ai polpacci. Aveva dei piedi bellissimi, piccoli, con le dita lunghe e affusolate e unghie perfettamente smaltate, mi eccitarono da impazzire. Non potei fare altro che baciarli. Lei sembrò stupita ma mi lasciò fare. Sentivo il suo sguardo addosso, il suo respiro pian piano si era fatto di nuovo affannoso. Le piaceva. Mi soffermai qualche istante sulle sue caviglie. Percorsi ogni centimetro delle sue gambe fino a che, insinuando la testa tra le cosce,non arrivai di nuovo al suo caldo paradiso. Pochi sapienti tocchi bastarono per farla godere un’altra volta. Un bagno di umori mi si appiccicò attorno alla bocca e alla barba.
Mi fisso gaudente da dietro gli occhiali.

Si alzò in piedi.
“Ora tocca a me..” Il suo sguardo era tutto un programma.
Inizio a baciarmi con appassionata dolcezza. Stava rendendo tutto molto intimo e malizioso. La sua lingua si muoveva intrecciandosi con la mia. Iniziai a massaggiarle il seno. Nel frattempo aveva iniziato a leccarmi l'orecchio. Sentivo il suo respiro caldo, vibrante. La sua mano si era insinuata nei pantaloni e dopo aver fatto scivolare i bottoni dalle asole e abbassato i boxer mi brandì l'asta iniziando a masturbarmi con inaspettata destrezza. Eravamo uno di fronte all'altra quando lentamente, chinandosi, lo prese tra le labbra. Non mi aspettavo una cosa del genere ma decisi di godermi il momento senza farmi troppe domande. Iniziò ad amarlo. Non c'era altro modo per descrivere quello che il mi stava facendo. Non lasciò un millimetro di pelle solo a se stesso. Con una mano mi accarezzava le palle mentre con la bocca riusciva a sfiorarmi il pelo. Stavo per venire e quando se ne accorse iniziò a pomparmi solo con la mano. La sua bocca attendeva aperta.
Esplosi.
Le centrai il viso, le labbra, gli occhiali i capelli.

 
 
 
Guardai lo spettacolo, erano anni che non mi accadeva una cosa del genere. Anna non si scompose. Iniziò di nuovo a succhiarlo ripulendolo in profondità. Mi guardava da dietro gli occhiali sporchi. Sorrideva. Incominciò a tergersi il viso con una mano.
Si leccò goduta le dita imbrattate.
Toltasi gli occhiali incominciò a leccarli come fossero un gelato gustoso. La scena mi aveva eccitato da impazzire. L’erezione non era minimamente scemata.

“Umm...sono lusingata...guarda come è ancora tronfio “ disse ammiccando e facendo tintinnare l’asta tesa ed arrossata davanti al viso colpendolo delicatamente con dito.
“Direi proprio di si.”Intanto avevo preso a masturbarmi per paura di perdere vigore.
“Sai Marco, non mi è mai capitata una cosa del genere.”
“In che senso?”
“Di fare sesso con uno sconosciuto.”

“Sconosciuto, ora, non lo sono più !”
“Si hai ragione, ma solo questa mattina non sapevamo dell’esistanza l’uno dell’altro...ed ora... ”

Mi guardò dal basso dritto negli occhi.
“...ed ora sono qua, in ginocchio davanti a te, dopo averti succhiato il cazzo, e ti dico ancora una cosa, mi è piaciuto,
non pensavo che un uomo della tua età mi potesse regalare una cosa del genere.”
Un uomo della mia età? “ chiesi fingendo una sorta di indignazione.
“Ma si che hai capito, non fare lo sciocco, potresti essere quasi mio padre .. “ mi canzonò ridendo.
“Di bene in meglio e per fortuna che ti è piaciuto quello che questo cadavere di uomo ti ha fatto”
“Ma sentilo, si è offeso... Dai quanti anni hai?”
“trentanove “
“Mio padre quarancinque ... Te l'ho detto”
La fissai per un secondo. Al punto in cui ci eravamo spinti esitare sarebbe stato stupido, non c’era motivo per non sfruttare a pieno la situazione tanto più che l’erezione troneggiante davanti al suo viso pretendeva soddisfazione. Inoltre la ragazza sembrava aver apprezzato le mie attenzioni, perchè non insegnarle ancora qualcosa?

Decisi di giocare la carta della sorpresa (o forse sarebbe stato meglio dire “inganno”), rendendo quel momento ancora più intrigante.
“Mi recuperi per piacere il cellulare...e meglio che ora vada”
“Già ?”
“Si..” Mi fissò per un lungo istante con un espressione stupida, sicuramente si aspettava ancora qualche cosa e quell’apparente fretta di “fuggire” l’aveva un po’ spiazzata.
“Ok allora.” Il tono era un po’ piccato.

Si accucciò di nuovo a terra. Il suo culetto danzava davanti ai miei occhi mentre l’erezione non accenava minimamente a diminuire stuzzicata da quell’invitante panorama. La presi, all'improvviso mentre era ancora a terra ed in un istante ero tutto dentro di lei.

 




“Porco... Lo sapevo !” Nonostante le parole il tono era tutt’altro che offeso. In fondo credo che non solo se lo aspettasse ma in realtà non vedeva l’ora che lo facessi.
Iniziai a spingere con tutta la forza che avevo. I nostri corpi,cozzavando l’uno contro l’altro, riempiendo la stanza di suoni liquidi “chick...chack”.

Sara gemeva e si contorceva sinuosa come una gatta.
Passando il dito indice intorno alle grandi labbra bagnate lo inumidii e senza mezzi termini glielo infilai nell’altro forellino rosa, stretto, invitante, violandolo .
Un sussulto.

“No li no..non l'ho nemmeno dato ad Andrea” aveva già capito,le mie intenzioni.
Rotando il dito la dilatai rendendo quel piccolo orifizio sempre più accogliente, lei ansimava tra dolore e piacere crescente.
“Bastardo... Smettila” Nella voce non c’era fermezza, il tono non dava la sensazione che volesse realmente che mi fermassi, sembrava più che altro un poco convinto tentativo di mantenere una parvenza da “ brava ragazza” .
Il mio dito si muoveva sempre più velocemente, fluidificato dalle grosse gocce di saliva che lasciavo cadere dalle labbra proprio sopra al buchino arrossato.
A quel punto raccolsi il dildo di Jessica da sopra il letto e dopo averlo fatto strusciare per qualche istante contro la carne arrossata e lucida di saliva provai ad infilarlo. Era davvero enorme commisurato all’esiguo spazio che pretendevo di colmare. Dopo qualche tentativo desistetti, non volevo farle male. Ci voleva un passaggio intermedio.
Feci emergere il mio bastone di carne turgida dal suo sesso spalancato sfilandolo con un solo rapido movimento, poi, senza concederle nemmeno un’istante di tregua, le spinsi dentro il surrogato.
Urlò. L’enorme dildo la riempiva completamente. Mi immaginai quanto avesse dovuto “faticare” quando, da sola, nuda sul letto, se l’era infilato la prima volta.
Dopo averlo guidato con una mano per qualche istante, le afferrai i fianchi spingendola contro di me, lasciando che la punta gonfia e paonazza del mio pene cozzasse contro le pareti arrossate del sul buchino. Avevo deciso che avrei avuto tutto. Lei, senza esitazione, aveva afferrato la base del fallo e come la più avvezza delle puttane continuò a muoverlo e ansimando pazza di desiderio.
Glielo infilai facendomi largo nella sua verginea carne. Entrò faticosamente sparendo poco alla volta dentro di lei. Dovetti usare tutta la mia esperienza per violarla senza farle troppo male.
Era calda e piacevolmente stretta.
Mentre lei urlando imprecava il mio nome iniziai a muovermi con foga crescente. Le dita dei piedi le si dilatavano seguendo il ritmo della nostra passione.
La guardavo flettersi sotto le mie spinte. Ansimava, aveva perso il controllo e si muoveva impazzita assecondando le mie spinte sempre più decise.
Anch’io non avevo più freni e un istinto animale guidava il mio corpo mentre potevo sentire l'orgasmo pulsarmi alla base dei testicoli. Iniziai a schiaffeggiare le natiche che subito si arrossarono. Sentivo l'ingombrante del surrogato muoversi dentro di lei.
Venne ululando come una cagna.
Grondava e il suo nettare scivolava caldo lungo le cosce.

Non ce la facevo più, ero al limite .
“Sfondami porco...bastardo!” Incominciò ad insultarmi come se fosse posseduta dallo spirito stesso del piacere, non c'era più nulla di razionale in lei. 
La insultai anch’io sicuro che la cosa le piacesse.
“Hai visto puttanella cosa ti può fare un papà ?”

“Si ... “ La voce era rotta da fremiti.
“Il tuo ragazzino ti hai mai fatto godere così ? “

“No... Non glielo mai permesso..”
“E proprio li la differenza, sono io che comando e faccio quello che voglio di te. Non sei tu che decidi in questo gioco...Hai capito cosa vuole dire farsi un uomo con esperienza? Il ragazzino ti ama, io invece ti scopo”
“Si...”
“Sentirla completamente soggogiata,in balia della mia volonta mi fece scoppiare.
Non riuscii nemmeno a sfilarlo in tempo e le riversai tutto quello che mi rimaneva dentro. Sentii le pareti palpitare attorno al mio sesso gonfio, mentre un’altro orgasmo la fece flettere la schiena e riversare la testa indietro urlando di piacere. Sferrai ancora qualche colpo poi, sfiniti, ci accasciammo a terra ancora avvinghiati.
Passarono alcuni minuti ed io scivolai fuori ormai appagato.
Anna si voltò e avvicinatasi al mio viso iniziò a baciarmi.
Si strusciava come una gattina. Le accarezzavo i capelli, mentre il suo profumo ancora mi inebriava.
“Grazie ...” Mi sussurrò all'orecchio
“Grazie a te..”
Mi sorrise baciandomi ancora.
“Spero che avremo qualche altra occasione per vederci” buttai li senza troppa convinzione.
“Certo che si.... Papi”

lunedì 30 dicembre 2013

Giochi di ragazze (prima parte)


Per molti anni mi sono mantenuto al mondo facendo l’elettricista. Questa professione mi ha sempre appassionato e anche se ora mi occupo di altro non rifiuto mai il mio aiuto quando qualche conoscente o amico mi chiede una mano per piccoli problemi elettrici in casa.
Di conseguenza quando Mario, mio vicino di casa da molti anni, mi chiamò sul cellulare chiedendomi se potevo fare un salto nell’appartamento che affitta a un gruppo di studenti per un presunto problema all’impianto elettrico accettai volentieri.
L’appartemento si trovava in uno stabile a poche centinaia di metri da casa mia, lo conoscevo bene perchè avevo dato una mano a Mario durante la fase di ristrutturazione. Essendo ormai le 16.00 decisi di passare uscendo dal lavoro prima di rincasare, tanto per capire se avrei potuto risolvere il problema in tempi rapidi e senza l’ausilio di apparecchiatura specifica.
Il portoncino d’ingresso era aperto e salii fino al secondo piano dove si trovava l’alloggio degli studenti. Suonai il campanello che però rimase silenzioso. Bussai.
Da dietro la porta una voce chiese con tono interrogativo:
“Chi è ?”
“ Sono Luca, l’amico di Mario, il padrone di casa. Mi ha telefonato dicendomi che avete un problema elettrico e sono passato a dare un occhiata,  vi aveva avvisato vero ?”
Sentii armeggiare con i chiavistelli e un istante dopo la porta si aprii.
“ Si, il Sig. Mario  mi aveva avvisata, prego entri “
La casa era buia e mi ci volle qualche secondo ad abituarmi alla penombra.
“Per fortuna che è arrivato Sig. Brusa. Guardi quando sono rientrata la luce non funzionava e ho trovato tutto staccato. Ho provato a tirar su il salvavita ma niente, appena accendo scatta. Sono sola, non c'é nemmeno Matteo, il mio coinquilino, questo fine settimana é andato a casa di amici. Non sapevo cosa fare ed ho chiamato Il Sig. Mario che mi ha detto che avrebbe sentito lei e che sarebbe passato appena possibile “
“ Prima di tutto chiamami Luca e dammi del tu, così mi fai sentire più vecchio di quello che già fanno i miei anni.”
“ Va bene...Luca, scusa non mi sono nemmeno presentata, io sono Anna.” Mi tese la mano che io strinsi nella mia avvolgendola completamente tanta era la differenza.
“A già provato a staccare tutte le spine ?”
“Si, ma non vuole stare su, ho provato di tutto”

La sua risposta mi fece sorridere e mi abbandonai a maliziosi voli pindarici pensando dentro di me “sicuro che tu non avresti problemi a farlo stare su nemmeno ad un morto” ma mi limitai a dirle :“ora ci penso io... “
Forse però il tono era stato un po' troppo spavaldo e lei scoppiò a ridere.
“Allora sono in buone mani....?”

Il ghiaccio era rotto.
Mi sembrò subito che il gioco fatti di doppi sensi non dispiacesse affatto alla giovane e che non ci fosse in lei nessuna forma di timidezza reverenziale nei confronti di una persona più grande di lei.
“Ottime direi” risposi ammiccando.
“Io vado di la a mettere un po' a posto. Non vorrei che pensasse (ops! pensassi!!, scusa) male di noi. Vedendo il caos che di solito lasciamo per casa
.”
“Non ti preoccupare, sono stato giovane anche io e ho vissuto per molti anni condividendo un alloggio con amici, non potrà mai essere peggio di un appartamento abitato da un gruppo di ragazzi soli e con tanta voglia di fare festa ”
Aggirandomi per la casa facendo luce con il flash del cellulare, iniziai ad analizzare l'impianto. Dopo un rapido giro per le stanze dei diversi coinquilini, trovai dietro il letto nella camera di Jessica, la terza ragazza che condivideva l’appartamento, una ciabatta che aveva sfiammato e che Anna non aveva scollegato.
Spostando il mobile, scorsi, adagiata sul pavimento, uno strano fagotto. Curioso, convinto che fosse qualche cosa caduto dal letto o dal comodino, lo aprii scoprendo che dentro vi era custodito un dildo dalla dimensioni decisamente importanti e dalle fattezze molto realistiche.
In quell' istante si affacciò all’ingresso della stanza la giovane inquilina.
“Trovato qualcosa?”
Si, credo di aver trovato la causa del problema “ risposi millantando una sicurezza che non c'era. Mi sentivo come se mi avesse colto con le mani nel sacco.
“Fammi un favore, vai dall’interruttore e prova ad armarlo ora”
“ Subito, corro!”
Quel breve lasso di tempo mi diede la possibilità di avvolgere nel tessuto l’imbarazzante oggetto e riporlo dove lo avevo trovato.
L’ambiente fu illuminato dal ritorno della corrente e qualche istante dopo Anna entrò nella stanza saltellando in modo gioioso.
“ Luca ! hai fatto il miracolo, ora sta su !”
Decisi di lasciar cadere la velata provocazione. Alla ragazza, evidentemente, piaceva giocare con le parole, chissà se era così spigliata anche nei fatti.
Ancora rannicchiato ai piedi del letto, feci caso solo in quel momento, alla giovane. Un paio di legging chiari fasciavano due gambe dritte e sode, lunghe e filiformi. Ai piedi un paio di pantofole dall’aspetto buffo che stranamente valorizzavano le sottili caviglie . Una t-shirt a manica lunga mal celava una terza propensa alla quarta e un viso, non bellissimo ma sicuramente interessante sembrava incorniciato da un paio di occhiali dalla montatura importante nera.
Anna si avvicinò incuriosita.

Il suo collo propendeva verso di me. Continuava ad osservare quello che stavo facendo, quando ad un tratto la sua attenzione cadde sul fagotto che malamente ero riuscito a nascondere sotto il letto. “Cosa c'è lì ???” Mi chiese indicandola.
“Non so” feci finta di nulla
.
“Non sei curioso...” Chiese fissandomi negli occhi.
Decisi di darle corda per evitare una possibile figura di merda...
“Curioso si, ma non è propriamente professionale” dissi cercando di darmi un tono.
“Io sono curiosissima... Me la puoi passare per favore... Quella stronza di Jessica non vuole mai che nessuno entri nella sua camera.. Stavolta la frego io .”

Le passai l’oggetto avvolto nel tessuto.
Anna si sedette sul letto dell'amica. I suoi occhi brillavano di curiosità come quelli di una bambina la notte di natale.
Un Istante dopo aver spostato i lembi del raffazzonato pacchetto  il suo viso avvampò.
Richiudette frettolosamente il fagotto.
La fissai mentre attonita taceva. “Cosa hai trovato di bello?” Chiesi facendo finta di ignorare il contenuto.
“Nulla” mi rispose ancora più rossa in viso
.
Sistemai la presa che avevo aperto per controllare.
“Vuoi ridarmi il pacchetto?” Le chiesi
“No metto apposto io stai tranquillo Luca.”
Eccola ... Pensai. Ci siamo,vuole provare anche lei il giocattolo dell’amica, il troppo studio le fa mancare qualcos'altro .
Furtivamente lasciai il mio telefonino del lavoro sotto il letto e lanciai una chiamata al mio numero privato. Di li a poco suonò. Feci finta di parlare con un cliente e senza riagganciare lo riposi in tasca.
“Ti saluto Anna...”
“Ti devo qualcosa per l'intervento ?”
“No mi aggiusto con Mario. Abbiamo i nostri conti aperti...”
Raccolsi i pochi ferri che mi ero portato e me ne andai.

Avevo lanciato la mia esca e se avevo almeno in parte colto la natura della ragazza,ci sarebbe stato da divertirsi. Scesi e mi fermai nell’androne. Iniziai ad ascoltare quello che accadeva nell’appartamento con il telefono nascosto sotto il letto.
Di li a poco leggeri sospiri malcelati dai disturbi della linea telefonica incominciarono ad accarezzami il cervello.


 
Mi stavo eccitando.
Anna, dal canto suo, aveva iniziato a gemere senza alcun ritegno.
Era il momento.
Salii
.
Un’ ingombrante erezione mi gonfiava i pantaloni.
Suonai il campanello
.
(continua)

martedì 8 ottobre 2013

giovedì 25 luglio 2013

Le foto amatoriali di mia moglie: piacere digitale 4 ☿

Un video stupendo, pieno di dettagli,ricco di erotismo...molto eccitante.
Sono un forte sostenitore dei preliminari...pratica a cui mi dedico con passione e senza risparmiarmi

mercoledì 24 luglio 2013

Piccoli momenti di esibizionismo ( terza parte )

... Lei mi invita a continuare con voce suadente ed io non posso che abbandonarmi alla sensualità del momento.
Faccio scivolare un altro bottone dall'asola separando di più i due lembi dei jeans che lentamente scendono lungo i fianchi. Il tessuto è cedevole, l'occhiello di cotone oppone una blanda resistenza alla metallica consistenza della borchia argentata.
Riemergono ricordi passati. Mani fini ed affusolate che sbottonano con frenesia, occhi grandi e carichi di promesse che mi guardano dal basso, calore bagnato ed avvolgente, movimenti concitati, rumori di aria e fluidi risucchiati intensamente.
Un brivido mi percorre la schiena nonostante il caldo intenso.
Il sentirmi osservato, esposto all'implacabile oggettività di un obbiettivo mi turba e mi eccita nello stesso momento.
Mentre con una mano scosto ancora un lembo dei pantaloni, con l'altra accolgo nel palmo il sesso celandone una porzione, come se non avessi ancora vinto completamente la timidezza. Lo sento gonfiare lentamente tra le dita. Un calore che ha la consistenza di una bolla si diffonde da un punto preciso sotto lo scroto lungo tutto il basso ventre.

 
Lei, piegata sul cavalletto, continua a scattare. L'iniziale incertezza è completamente svanita. Muove la ghiera sull'obbiettivo alla ricerca del fuoco migliore, sposta il cavalletto, inclina la macchina cambiando angolazione come se fosse una professionista navigata.
Dentro di me mi chiedo se è consapevole di quanto mi stia eccitando, di come la situazione mi intrighi.
Con voce profonda, leggermente inrochita dal prolungato silenzio, le chiedo:

" Va bene così ? Voi che faccia qualcos'altro ?"

Sollevando solo un po' il viso lascia che il suo sguardo incontri il mio. Negli occhi una strana luce le dona un'aria maliziosa.

" Si va bene, ma ora voglio di più, togli la mano fammelo vedere tutto !"

Senza più pudore, cingendo il sesso alla base, le mostro il pene già gonfio e pesante anche se non è ancora veramente duro.
Il suo sguardo attento e concentrato sul mio basso ventre sembra avere la capacità di  alimentare il calore che mi pervade il sesso quasi fosse il raggio di sole in una giornata di Agosto.

" Ora scopri la punta ! "

Il tono ha una sfumatura strana, come se fosse impaziente.
Si piega sulle ginocchia e appoggiando una mano sulla reflex, mi osserva con aria assorta senza dire nulla.
Sembra indecisa, sul viso campeggia un'espresione indefinibile. Le belle labbra carnose sono leggermente dischiuse e con un gesto istintivo inizia a delinearne i contorni con un dito.
Ho la netta sensazione che anche lei si stia eccitando.
Reclinando il capo di lato, appoggia di nuovo l'occhio sul mirino e premendo il pulsante lascia partire una sequenza di scatti. L'otturatore si apre e si chiude in modo ritmico riempendo la stanza del caratteristco rumore meccanico.

"Non trovi che questo suono abbia qualche cosa di erotico ? A me fa venire in mente il preciso momento in cui i sessi si incontrano, quando la punta del cazzo si fa largo tra le grandi labbra fino a dilatare quelle più interne, sparendo per qualche istante e riemergendo rapido un istante dopo, pronto per una nuova e più profonda carezza. Adoro quei momenti, hanno ancora il sapore del preliminare ma contengono tutta l'intensità e la passione di un rapporto completo, come se fossero una promessa. "

" Non ci avevo pensato ma forse hai ragione, è un punto di vista interessante...anzi intrigante ! "

Lontano, immerso nel mio mondo interiore, intento ad immaginare la scena, quasi non mi accorgo che la sua mano, leggera, scivola dalle labbra al petto tirando la stoffa della camicetta fino a che i bottoni cedono sotto la pressione delle sue dita.  Il tono della sua voce è caldo ed avvolgente.



Sollevando un po' i pantaloni che continuano a scendere lentamente verso il basso, lascio adagiare il sesso su un lembo dischiuso dei jeans.  Con lo sguardo rivolto in basso mi ammiro compiaciuto. La punta nuda e già ricoperta di una leggera pellicola lucida, le vene che a riposo sono quasi invisibili, iniziano ad ingrossarsi sotto il flusso del sangue.
Abbandonando le braccia lungo i fianchi cerco di nuovo i suoi occhi celati dall'ingombrante presenza della reflex. La camicetta aperta sul petto lascia intuire la curva generosa dei suoi seni nonostante la penombra che circonda.
Come se avesse sentito il mio sguardo su di lei, solleva il viso verso l'alto e mentre finisce di sbottonare la camicetta mi dice con tono che non ammette repliche:

"Adesso basta fotografie ! Ora ho voglia di pelle, ho voglia di carne ! "


 
 
Spero che il racconto vi sia piaciuto !
Ciò che è successo dopo può essere immaginato, ma se qualcuno volesse sapere davvero come è andata a finire sarò lieto di inviargli per posta la continuazione.
Potete scrivermi alla mail t.asso3013@gmail.com  oppure a t.asso2011@libero.it
 
 
 

giovedì 27 giugno 2013

Inrefrenabili momenti di esibizionismo (seconda parte)


...Lei continua a scattare matenendo l'inquadratura mentre con voce invitante mi dice:

"Ora infila una mano nei pantaloni"

Io obbedisco in silenzio lasciandomi guidare 




" Ora sbottona tutto ! "

Con le dita faccio scivolare i bottoni fuori dalle asole.



" Ah...non indossi la biancheria ! Interessante ! "

La nota maliziosa nella voce sembra accarezzarmi la pelle.


Gli scatti si susseguono ed io posso solo immaginare il risultato.

( spero che il racconto vi intrighi e che mi chiedere di sapere di più )

martedì 25 giugno 2013

Inrefrenabili momenti di esibizionismo (prima parte)

Calda notte di fine primavera, in bocca il sapore piacevolmente acre dell'alcool si diluisce con quello dolce della sua saliva.
La mani scivolano sui vestiti leggeri, le dita si soffermano sulle morbide ed invitanti rotondità.
La casa silenziosa e rischiarata solo dalle luci stradali che filtrano dalle persiane.

" Mi piacerebbe fotografarti " le sussurro piano all'orecchio.
" Ora ? ma non ti viene in mente nulla di meglio da fare ?" la sua voce è calda ed avvolgente, con una leggera sfumatura ironico maliziosa.
" Sarebbe solo un succullento antipasto " anche il tono della mia voce assume tonalità carezzevoli.
" Perchè invece questa volta non facciamo qualche cosa di diverso, invertiamo i ruoli, sarò io a fotografare te".

La sua proposta stuzzica il mio lato nascosto, quello esibizionista che ama essere al centro dell'attenzione. Fingo di pensarci un po' ma in realtà ho già deciso di assecondare quell'inconsueta richiesta, curioso di come sarbbe stato essere per una volta dall'altro lato dell'obbiettivo

" Va bene! Allora preparo la macchina e dopo vado a farmi una doccia ".

Scivolo via dalle sue braccia mentre lei accomoda sul divano. Recupero il cavalletto dall'armadio e vi monto la reflex, maneggiando i comandi, imposto tempi di posa lunghi, lascio il diaframma aperto al massimo e regolo la temperatura dei colori su tonalità calde.
Tutto si svolge nella rassicurante penombra della stanza illuminata solo dalla luce fioca che filtra dalle fessure delle periane chiuse.

" Ok, ora è tutto pronto, mentre io vado a fare la doccia tu fai pure come se fossi a casa tua, se vuoi accendi la luce ma poi spegnila di nuovo, ho regolato la macchina per questo tipo di illuminazione, spero non ti dispiaccia ".
" No, anzi, mi piace molto ma ora sbrigati, vai  a fare la doccia, ti aspetto " accovacciata come una gatta sul divano percepisco il suo sorriso.

Chiuso nel bagno mi spoglio e mi concedo una rinfrancante doccia tiepida. Mentre l'acqua scorre sulla mia pelle decido che mi sarei presentato a lei con indosso solo i jeans.
Senza indugiare troppo, nudo davanti allo specchio, infilo i pantaloni e chiudo la patta con i bottoni prima di uscire dalla stanza.

" Ahh bene, non ci hai messo molto " si alza venendo nella mia direzione.
" Allora iniziamo ? Spiegami cosa devo fare "

La faccio avvicinare al cavaletto piazzato davanti ad una parete libera.

" E' semplice, è già tutto pronto, dovrai solo mettere a fuoco con questa rotella sull'obbiettivo  e regolare l'altezza della macchina con questa manopola. Io mi metterò davanti al muro e tu mi dirai cosa fare. Una volta che sarai pronta dovrai solo scattare, farà tutto da sola, va bene ?"
" Si, sembra semplice !" piegandosi sulla reflex appoggiando un occhio sull'obbiettivo aspetta che prenda posizione davanti a lei.

Dopo pochi istanti di preparativi, scatta la prima foto. L'otturatore si apre per qualche secondo, con il suo tipico rumore meccanico, raccogliendo la fioca luce necessaria a comporre l'immagine. Esercitandosi per qualche minuto preme diverse volte sul pulsante dopo aver messo a fuoco e aver regolato l'altezza.
Con tono allegro mi annuncia:

"Ok credo di aver capito, ora sbottonati il primo bottone dei pantaloni".
Sorridendo faccio scivolare con le dita il bottone dall'asola e attendo che prema di nuovo il pulsante di scatto.

"Come è venuta ? Posso vedere ?" chiedo con sincera curiosità.
" No, le vedrai dopo quando avremo finito"




( continua se vorrete ! Confido nella vostra curiosità, care  fedeli lettrici e affenzionati lettori)